Quando, qualche anno fa, chiesero al famoso scrittore Luigi
Veronelli, quale vino bianco avrebbe salvato da una catastrofe
cosmica, questi, senza esitazione, rispose: “Il Blanc
de Morgex dell’abate Alessandro Bougeat”. Non
è, quindi, un caso, che, nel maggio 2002 (in occasione
del trentesimo anniversario della sua scomparsa, avvenuta
il 20 maggio 1972), sia stato proprio il volume “L’Abbé
Alexandre Bougeat” ad inaugurare la collana “I
Semi” di cui Veronelli è editore.
Autrice dell’opera è Lorena Isabellon,
disegnatrice ed animatrice culturale di Saint-Vincent, che
dal 2001 collabora con Veronelli per la rivista “Ex
Vinis”. “Cercavano - ricorda giovani volenterosi
che andassero in giro per le vigne italiane per raccontarne
la storia e valorizzare i protagonisti di quella che lui
chiama Culture Materiali. Come referenze gli inviò,
infatti, le 22 schede sui piccoli produttori di vino valdostani
che aveva pubblicato sul “Corriere della Valle”,
per una delle tante rubriche con le quali ha esplorato aspetti
non troppo battuti della realtà valdostana (dall’imprenditoria
femminile alla cultura walser, dalle ricette tradizionali
all’alpinità). Veronelli ne fu entusiasta (“vi
fosse un sensore della felicità lo vedresti bruciato
dalle tue parole”). L’articolo sui produttori
del Blanc de Morgex, poi, gli fece ritornare in mente quel
coraggioso prete, Bougeat, che lo aveva fatto innamorare
del suo “Clos du Curé” ottenuto dai vigneti
più alti d’Europa. Incaricò, pertanto,
Lorena Isabellon di approfondirne la conoscenza.
E’, così, nato il libro. “Mentre
lo scrivevo ho scoperto di avere molte affinità con
l’Abbé. Come me era gioviale ed irrequieto,
amava l’Arte, l’antiquariato, il vino".
Anche nella sua vita, poi, il caso è stato molto
importante: era, infatti, Vicario a Saint-Vincent, quando
vinse il concorso per Parroco di Morgex e lì si ritrovò
a gestire i vigneti di proprietà della Parrocchia.
Il primo imbottigliamento risale al 1964, ma ben presto
il suo Blanc fu commercializzato in Francia, Germania, Inghilterra…
pubblicizzando in tutta Europa questo piccolo paese ai piedi
del Monte Bianco”. Un grande promotore della Valle
nel mondo, dunque.
Come del resto fu Edouard Aubért, l’eclettico
uomo di cultura parigino che nel 1860 pubblicò il
volume ”La Vallée d’Aoste” che,
come scrisse l’Abbé Henry, “fit connaître
et apprecier partout notre Pays, et lui attira des milliers
de visiteurs et d’admirateur”. Non citiamo
Aubert a caso, in quanto è stata proprio Lorena
Isabellon a ricordarne, nel 1998, il centenario
della morte con una grande mostra, “D’après
Edouard Aubert”, della quale espose, alla Torre del
Lebbroso di Aosta, trenta elaborazioni dei disegni di Aubert.
La mostra è, poi, migrata con successo in Belgio
(Waterloo), Brasile (San Paolo) ed Austria(Vienna).
Anche Lorena Isabellon ha, quindi, molto
contribuito alla conoscenza della Valle nel mondo. Se, poi,
il pensiero (e la volontà) sono quelli di un Leone
come Lorena Isabellon si può ben
capire il suo iperattivismo in campo artistico e non. Oltre
che disegnatrice, è anche illustratrice di libri.
Ma la sua inquieta ricerca della bellezza e del piacere
si è estrinsecata anche nel giornalismo (è
pubblicista e da anni collabora con vari giornali e la sede
valdostana della RAI), nello sport, nei piaceri della tavola,
nella danza. Un eclettismo degno del suo idolo Leonardo
Da Vinci, un vitalismo funzionale al suo equilibrio spirituale.
“L’Arte è fonte di vita, è ossigeno
e felicità. E’ una sorta di abbandono, un isolarsi
in un mondo dove nulla ti può urtare. Senza questo
rifugio non avrei superato i tanti momenti difficili della
mia vita”.
Gaetano Lo Presti
(Giornalista)