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L'Abbé Alexandre Bougeat
Il critico letterario
Il giornalista
Universitas vitae
Costellazioni di parole senza confini
Le passioni del letterato per la buona tavola

In Valle d'Aosta si respira, con gioiosa sensazione l'aria pura della montagna, i magnifici signori dell'Alpe, il Bianco, il Rosa, il Cervino ed il Gran Paradiso, sono luminosamente presenti, ed a me pare che sia proprio quest'aria ad influenzare e realizzare lo stile letterario, chiaro, coinvolgente di Lorena Isabellon. La stessa influenza ambientale che è matrice dell'emotività delle migliori opere degli Impressionisti piemontesi del'800/900, rappresentativa delle nostre montagne.

Oggi fa molto tendenza il dissertare e lo scrivere di storia, qualsiasi editore di successo è impegnato a pubblicare biografie di personaggi più o meno noti, e due sono principalmente le tendenze degli attuali autori, gli uni sono impegnati a trasformare in romanzi i più disparati eventi storici; mentre gli altri, con tecnica diametralmente opposta, della storia riesce a scrivere in maniera uggiosamente propedeutica e uggiosa. Ebbene Lorena Isabellon ha un suo stile che nulla appare avere in comune con queste due scuole, è scrittrice preoccupata con evidente impegno di essere tramite fedele tra gli eventi ed i lettori, come risulta chiaramente dalle attente e puntigliose ricerche alla base del suo lavoro, ma ha, contestualmente, la rara capacità di narrare con immediatezza e con calore, pur non discosta da una preziosa capacità di sintesi, è quindi una felice, moderna, cronista della storia.

Ho appena terminato la lettura della più recente opera della Isabellon, L'Abbé Alexandre Bougeat, edizioni Veronelli, stampato nel 2002, opera dedicata, con molta sensibilità ai vignaioli valdostani, atteso che il Bougeat nella vita a questa categoria si onorava di appartenere, anzi ne era il principe illuminato.

Non so dire quanto il mio giudizio personale possa essere imparziale e sereno, influenzato dalla conoscenza personale dell'Abbate e quindi soggiogato dalla sua alta statura morale e dalla sua grande simpatia umana, dai suoi interessi intellettuali che spaziavano dall'arte alla letteratura, e ancora per essere Egli nativo di Ayas, mia patria elettiva.

Tuttavia ho piena certezza di essere nel vero allor quando riporto della mia piacevole sorpresa per avere trovato in chiusura del libro una cronologia attenta e precisa, cosa che mi risulta insolita in lavori di questo tipo, ed ancora un'esposizione davvero preziosa, delle testimonianze e dei documenti particolari alla base della elaborazione della biografia.
In verità questa è la testimonianza dell'onestà letteraria e dell'ansia di una corretta informazione da parte dell'autrice; ma è dello stile letterario di questo libro che io voglio parlare, e di conseguenza della sua autrice.

E' evidente come il soggetto si presentasse particolarmente difficile, e questo per i motivi più diversi. E' la ordinata, a volte monotona, vita di un prete di montagna, con eventi di non particolare rilievo o novità, non resta quindi che dissertare della sua insolita personalità, sia di uomo che di religioso, dei suoi interessi così vari, così diversi tra loro, delle sue certezze, della sua fede e della sua cultura, ma, ancora, in modo particolare, della sua appassionata difesa della viticoltura di altitudine. Ed ecco la Lorena Isabellon di tutto ciò riesce a scriverne con una vena brillante e insolita, con una prosa così piacevole da avvicinare e affascinare il lettore al punto che le pagine scorrono veloci come non si trattasse della cronistoria della vita di un uomo, in fondo, comune, normale, senza nulla di eclatante e di insolito.

La Isabellon, con questo suo lavoro, viene a porsi nel migliore dei filoni dei narratori: quello dei giornalisti che proprio per questa loro capacità di comunicare, se lo fanno seriamente, sono i migliori autori di storia, narrando del passato con lo stesso calore di una cronaca di oggi.

E' fatale, che, alla ricerca di una spiegazione del perchè di un simile stile della Isabellon, io cerchi di capire la sua personalità e così scopro una professionista, moralmente impegnata ad essere una fedele narratrice di eventi e per questo puntigliosa ricercatrice di documenti e di notizie, rispettosa dei suoi lettori, con profondo senso morale di ciò che lei vive quasi come una missione. Almeno così mi è apparsa anche per la serietà e l'impegno con cui vive i molti suoi interessi culturali, e la profondità con cui vive la sua giovane esistenza.

Posso testimoniare della piacevolezza della sua conversazione proprio di conseguenza dei suoi molteplici interessi e della sua passione.

La Valle d'Aosta sa, alle volte, essere generosa in queste sorprese, in questa ricchezza di umanità. Forse è per questo che vorrei raccontare a Lorena Isabellon della mia lontana infanzia felice tra queste montagne, certo che, se lei volesse, saprebbe con un suo stile, così come fanno le fate, far rivivere caldi e magici i miei sogni fanciulli.

 

Avv. Giuseppe CRESPI
(appassionato di letteratura)
Courmayeur, settembre 2003