Le illustrazioni pubblicate a pag 245-246-252 sono realizzate a matita ed inserite nel capitolo IX “Iconographie” a pag.23 del volume scritto dal Prof. Lauro-Aimé Colliard: Montaigne, Nouvelles lumières sur l’auteur des Essais - nr 143, della Collana “Cultura straniera” fondata e diretta da Giovanni Dotoli - Editore Schena.
A completamento delle informazioni propongo una sintesi della recensione del Prof. Giuseppe Antonio Brunelli pubblicata in “Il Cristallo” – Rivista di vasta umanità”, edita dal Centro di Cultura dell’Alto Adige di Bolzano.
“Lauro-Aimé Colliard, Montaigne, Nouvelles lumières sur l’auteur des Essais. Prefazione di Louis Terraux (presidente dell’Accademia della Savoia) – Fasano di Brindisi, Schena, 2007, pag.259.
Con l’abituale rigore delle sue ricerche storiche e la sua puntualizzazione degli avvenimenti; Lauro-Aimé Colliard reca oggi un contributo di indubbio spessore agli studi montaignisti.
La prima parte consta di quattro capitoli concernenti il tema del duello in Montaigne, argomento che sinora non era stato oggetto di ricerche e di studio. Sitratta di altrettanti contributi apparsi in precedenza alla University of Chicago, in Montaigne Studies, o a Parigi, nel prestigioso Bulletin de la Societé des Amis de Montaigne.
Riguradano le circostanze e le motivazioni del duello in cui sono stati rispettivamente coinvolti, con altri giovani personaggi, suo fratello Bertrand de Mattecoulon, a Roma nel 1583, e un loro compagno di viaggio in Italia, Charles d’Estinac, tre anni più tardi, nei pressi di Parigi. L’autore degli Essais non si esime, com’è noto, dalbiasimare “apertis verbis” l’abitudine secondo la quale i “secondi” non si limitavano allora a garantire la correttezza del duello, ma – tanto aldi là quanto al di qua delle Alpi – vi prendevano parte direttamente, per timore di essere tacciati di viltà: il fatto di sentirsi spalleggiati infondeva evidentemente coraggio a chi ne era privo o non aveva tratto adeguato profitto dalle rinomatissime scuole d’armi italiane, che attiravano la nobiltà straniera.
Nella seconda parte del volume troviamo invece quattro contributi inediti. Il primo riguarda Montaigne lettore delle opere (latine) del cardinale tedesco Nicola Cusano, di cui sarebbe ingiusto misconoscere il posto che gli compete nella storia della cultura europea. Vi troviamo, criticamente analizzato dal Colliard, alcune significative convergenze di pensiero del moralista francese con l’autore del De docta ignorantia. Il secondo contributo si riferisce invece all’eresiarca toscano Bernardino Ochino, del cui Catechismo (Basilea 1561) Montaigne fa dono 25 anni più tardi all’amico Pierre Charron, suo erede spirituale.
Segue un capitolo dedicato al posto che Loreto occupa nella vita e nell’opera di Montaigne. Infine, il volume si conclude con un saggio sullo stile del nostro moralista, sull’andatura poetica del suo linguaggio “succulento e nervoso”, giustamente definito di tipo “motorio”.
Come giustamente rileva il prefattore, Louis Terreaux, Preside onorario della Facoltà di Lettere dell’Università della Savoia, via via che si procede nella lettura, l’interesse dei vari contributi si va spostando dalla storia, sia letteraria che filosofica o religiosa: così grande informazione su Montaigne, sul suo tempo e sul suo mondo, sul suo vissuto e sul suo sentire, testimoniano nel Colliard no solo “erudizione viva e calorosa”, imperniata su ricerche di prima mano, ma anche un “giudizio misurato” che in ogni caso è già “largamente ecumenico”.