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Ritratto Chimerico
Collezione “D’apres
Edouard Aubert”
L'anima degli angeli
Il critico d’arte
L'Ottocento
Saint-Vincent
Operazione Stella Alpina 2010

 

I disegni, "d'après Edouard Aubert", che la giovane artista Lorena Isabellon ci propone, sono in una veste tipograficamente squisita - una finestra che s'apre su di una valle incontaminata, ove natura e lavoro umano hanno compiuto in simbiosi il miracolo dell'armonia: come appunto si legge in queste opere, all'interno delle quali alcuna prevaricazione, alcuna violenza hanno potuto snaturare una simile titanica chiostra montana.

La Thuile ne è un esempio. Esso mette in evidenza non soltanto le capacità dell'artista di cogliere gli aspetti paesaggistici, nella loro euritmia, in rapporto alle leggi di questo preciso ambito, ma anche la sua felice intuizione di escludere le immagini dal contesto, evitando in tal modo i limiti derivanti da una inevitabile collocazione storica dell'insieme.
Una diversa impostazione avrebbe potuto nuocere alla libertà dello spettatore, privandolo del piacere di potersi inoltrare in quei luoghi, in perfetta solitudine, magari su per una strada che conduca al Chateau de Sarre, tra rocce incombenti da un lato, e un idillico declivio arboreo, che scende ad incontrar la "cerulea" Dora più in basso.

Momenti incantevoli sono quelli che s'aprono verso il Chateau de Nus. Ora, lasciando per un momento da parte la radice Aubertiana di Lorena Isabellon, saremmo tentati, in ambito espressivo, di ravvisarvi un codice estetico veneto, di cinquecentesca memoria.
Proseguendo il cammino, eccoci a Gressoney-Saint-Jean et le Mont-Rose. E' un susseguirsi di crinali montuosi, che scendono a valle ad incontrar l'opera dell'uomo e a raccontar di tempi trascorsi, specchiandosi nel Lys, che scorre a lato di una strada; un ponte di romana memoria ne nasconde il seguito.

Dopo tanto salir tra monti di ferrigno aspetto, un poco stanchi e desiderosi di trovar ristoro e appagamento a nostri aneliti, ecco innanzi a noi l'Hospice du Grand-Saint-Bernard, incastonato tra cime innevate con, più in basso, uno specchio d'acque tranquille: visione dolce e silente che ritempra lo spirito portandovi la quiete.
Delicata e sensibile, la resa grafica di queso brano paesistico, in perfetta sintonia con siffatto clima.
Saint-Vincent è un frutto d'amore che la Isabellon porta probabilmente nel cuore. Qui, poesia e potenza espressiva si sono date convegno e il risultato è quello di una "poetica" che si impone autonomamente e non ci fa rimpiangere l'assenza del colore.

Acqueduc de Pondel. L'arco d'un ponte, di massiccio aspetto, ci permette di cogliere piani arretrati del paesaggio, aventi un linguaggio espressivo tanto simile a quello delle rocce che premono ambo i lati, sì che il pensier corre al Montagna per quel suo San Gerolamo sotto l'arco, del Gabinetto di disegni e stampe della Galleria degli Uffizi a Firenze, ove egli esprime, sia pure con maggio forza, un andamento segnico un poco simile a quanto ci è dinanzi e fa quasi immaginar che avrebbe potuto, un dì, trovarsi qui a giocar con questi sassi.

Liverogne. E', in un certo senso, un presepe napoletano. Una chiesetta in alto, col suo slanciato campanile, che riceve da ambo i lati la spinta dei crinali montuosi a lui contigui; s'intravedono ponticelli e casette con fienili, e una roggia montana che scende a cascata tra lignei congegni, ruote, forse di mulino. Vi è materia anche per un sentire quasi d'oltralpe; un fitto narrar di vita greste caro ai post-caravaggeschi e alla cosiddetta "pittura di genere", fino a certa grafica italiana dei primi decenni del '900, da Dante Broglio a Ettore Faggioli.

Concludendo, Lorena Isabellon può considerarsi soddisfatta d'averci permesso questo viaggio virtuale nella pittoresca Valle d'Aosta, che certo ha nel cuore, e che ha saputo così eloquemente mediare dall'opera grafica di Edouard Aubert.

Prof. Federico BELLOMI
Pittore e Scultore, Accademico dell'Accademia di Belle Arti G.B.
Cignaroli di Verona (Cattedra di Pittura dal 1973 al 2000)